DEDICATO A MIO PADRE

Tradizionalmente per giardino si intende uno spazio chiuso, separato, interno, coltivato dall’uomo per proprio diletto, senza alcun immediato intento utilitario.

Nella stressante realt moderna il giardino diventato un rifugio piacevole, un luogo di meditazione, uno spazio per vivere all’aperto e in cui gioire del rapporto diretto con gli elementi naturali e godere il trascorrere delle stagioni.
Persino uno spazio piccolo come un cortile pu essere un luogo gradito, che contribuisce a migliorare la qualit della vita oltrech a costituire un ambiente da curare divertendosi vivendo all’aria aperta. Ma per essere appagante per lo spirito e stimolante per i sensi lo spazio deve essere plasmato, ricercando l’equilibrio tra l’elemento vegetale e gli altri elementi tradizionali quali l’acqua, la pietra, ecc. e deve possedere qualcosa di profondo e di intangibile, che non deriva solo dalla semplice immagine visiva, ma che nasce dal nostro subconscio e che si avverte ad esempio quando capiamo e viviamo le opere architettoniche.

Con il degrado del nostro paesaggio e la trasformazione di molti ambienti in aree monotone ed uguali fra loro (autostrade, insediamenti residenziali moderni, ecc.) lo spazio stato privato dell’armonia e del senso del luogo e cio della sua bellezza. E’ diventato caotico e quindi ha perso la capacit di stimolare sentimenti di calma, serenit, spiritualit oppure di gioia, dinamismo, vita.

Uno spazio ben progettato che trasmetta emozioni frutto non solo del rispetto ed amore del territorio , della natura e delle tradizioni, ma anche della sintesi di idee e discipline creative diverse come la pittura, la scultura, l’architettura, l’orticoltura, il design di interni, ecc.
La natura senza dubbio una fonte importante di ispirazione: sufficiente l’introduzione di alcuni elementi vegetali in un ambiente antropizzato per creare un’atmosfera, per stimolare la fantasia; un’area pianeggiante a prato ispira senso di tranquillit; una semplice siepe pu dividere gli spazi formando un muro o un muretto vivo con percezioni visive e tattili sorprendenti.
Talvolta sono sufficienti piccoli movimenti di terra e la creazione di piccole dune o rilievi dando agli spazi forme scultoree per conferire al paesaggio una nuova attrattiva.

Nelle aree urbanizzate basta un semplice rampicante o un albero o un arbusto per addolcire le linee architettoniche o per accentuarle . Un tetto trasformato in giardino pensile con prato ed arbusti sempreverdi potati in forme particolari pu creare effetti sorprendenti.
La natura infatti non solo scienza, ma anche arte perch insieme di forme, di colori, di suoni, di sensazioni; purtroppo i suoi valori spirituali sono stati dimenticati con il prevalere, in epoca moderna, della scienza e della tecnica sulla poesia,l’arte e l’estetica.

La nostra sopravvivenza legata al paesaggio. Dobbiamo fare in modo che i nuovi paesaggi tornino ad essere formati come furono quelli di Firenze antica, di Venezia antica, di Siena antica, ecc. Il paesaggio riflette sempre, infatti, la qualit di un ordinamento sociale ed infatti la societ che non ha rispetto per la natura terrestre non ha nemmeno rispetto per la natura umana.. ( 1 )

Oggi il legame uomo – territorio esiste raramente ed inoltre ci siamo abituati al brutto. Siamo diventati indifferenti all’orrore derivante dalla distruzione e al degrado delle nostre bellezze paesaggistiche, architettoniche, urbanistiche ed artistiche da parte di ingegneri ed architetti,geometri, ignoranti ed incompetenti e a committenti deboli, stupidi, insensibili, rozzi e incivili.
La vera tristezza ed angoscia che si prova di fronte alle brutture imposte e ai continui e ripetuti misfatti deriva soprattutto nel dovere assistere impotenti alle devastazioni, allo sfregio irrimediabile di luoghi belli e di opere prodotte in epoche passate e quindi simbolo della nostra civilt.
Tali sentimenti si provano soprattutto se si ha il privilegio di vivere in un ambiente bello e di sentire la bellezza dei luoghi e delle cose e di conseguenza non ci si rassegna a vedere e a subire tali violenze.

E’ per profonda gratitudine per avermi dato la possibilit di vivere in un vero paradiso terrestre che da vari anni dedico parte del mio tempo libero dagli incarichi professionali ad attivit commemorative riguardanti mio padre.
Grazie ad esse Pietro Porcinai non stato dimenticato e viene riconosciuto oggi come uno fra i pi importanti paesaggisti italiani del 900, in particolare per aver progettato sistemazioni paesaggistiche nelle scale pi diverse: dal giardino al parco urbano, dall’area industriale al villaggio turistico, dalle infrastrutture all’azienda agricola.Le sue realizzazioni sono considerate straordinari giardini paesaggi e cio giardini nei quali sembra che non vi sia stato intervento umano.

Per chi si occupa di tutela, recupero e conservazione del paesaggio, la conoscenza di Pietro Porcinai quindi fondamentale.
Innanzitutto utile dal punto di vista tecnico: infatti determinate sistemazioni paesaggistiche progettate non solo nei giardini e nei parchi, ma anche in aree industriali o vicine ad infrastrutture, parcheggi ecc., sono inserite in modo perfetto nel territorio con finalit di recupero e di abbellimento, ed anche di rispetto per i valori e gli equilibri ambientali. Faccio degli esempi.
Vari tipi di schermature realizzate o con la creazione di dune o/e ondulazioni del terreno o con piantagioni di arbusti, e di alberature o rampicanti per nascondere costruzioni, strade o muri di gradoni sono interessanti dal punto di vista ambientale, ma anche sorprendenti e affascinanti per gli effetti estetici. E che dire di strade e vie schermate da siepi o nascoste in tunnel per non sciupare il paesaggio con la vista di esse in luoghi esteticamente pregevoli. O dei parcheggi nascosti da siepi ed ombreggiati da alberi o ricavati in grotte o realizzati in seminterrato e occultati da giardini pensili sempre per lo stesso scopo. Ed inoltre sistemazioni arboree ed arbustive in aree industriali per abbellire il luogo, ma anche per migliorare le condizioni di lavoro e psichiche degli operai o la creazione di invasi naturali e laghetti realizzati come serbatoi idrici per l’irrigazione o per uso antincendio e belli da sembrare naturali.

Tutte le sue opere sono armoniose, perch ben progettate, e ci vuol dire ricercando il connubio fra funzionalit ed estetica. Le piante sono usate cio non solo per le funzioni ambientali, ma anche per il loro potenziale architettonico (inquadrare una veduta, creare dei fulcri visivi, fornire riparo). Inoltre in ogni lavoro progettato c’ la ricerca del potenziale del luogo, dello spunto fondamentale che dar a quella realizzazione il suo spirito ed il suo carattere.

Mio padre intraprese la sua attivit senza avere una laurea specifica in architettura o una preparazione in architettura del paesaggio, si impegn tuttavia tenacemente nella difesa della nostra tradizione e della nostra cultura che sono alla base della qualit delle sue opere.
Del resto considerava la laurea un semplice pezzo di carta, in analogia con quanto scrisse Luigi Einaudi essere mera superstizione, lugubre farsa…….che …il valore legale del titolo rilasciato dallautorit pubblica al termine dei vari corsi di studio…….Cosa altro erano le botteghe di pittori e scultori riconosciuti poi sommi se non scuole private? Vera bisogno di un bollo statale per accreditare i giovani usciti dalla bottega di Giotto o di Michelangelo?.
Noti Architetti del paesaggio o Paesaggisti ( Burle Marx, Isamu Noguchi, Luis Barragn ad esempio, si sono dedicati a una gamma di discipline artistiche e scientifiche (Burle M. studi pittura, musica, si iscrisse allAccademia Nazionale di Belle Arti, Barragn ebbe contatti con il surrealismo tramite la pittura, la fotografia, il cinema ed altre forme artistiche presenti in Messico negli anni 20; Isamu Noguchi fu oltre che architetto anche pittore e scultore .
Mio padre considerava inoltre larte e gli artisti importanti cos scriveva nel 1968:
gli artisti sono sempre presenti fra gli uomini di ogni epoca e presso ogni popolo e in ogni categoria sociale; ma sempre la committenza che li sceglie, la nostra crisi di brutture quindi esclusivamente di committenza.La nostra societ che non sa scoprire , n coltivare, n scegliere gli autentici artisti , quindi, sotto questo aspetto, la massima sperperatrice di ricchezza, poich gli artisti sono la vera ricchezza di un popolo.
Egli critic spesso gli architetti e gli ingegneri, i geometri: il paesaggio era bello in passato perch luomo inser la sua opera in armonia con la natura ed bello anche oggi laddove la nostra civilt contemporanea non giunta a sciuparlo con la mostruosa azione deformante delle sue opere; il paesaggio ancora bello laddove ancora si esprime col linguaggio del lavoro semplice, bonario, spontaneo del contadino, del montanaro, del pastore che lavora la terra, costruisce la sua casa, nella maniera che ha appreso dai suoi padri senza preoccuparsi di leggi estetiche e di mode architettoniche.
Il paesaggio comincia a perdere la sua bellezza, pare impossibile, da un lato, quando ci si mette il laureato o il diplomato o larchitetto o lingegnere o il geometra, con le sue idee scolastiche e con le sue smanie di creare cose nuove e straordinarie; dallaltro, quando lo Stato con i suoi Organi quale il Genio Civile, le Ferrovie dello Stato, ecc. sinfischia delle questioni di paesaggio e calpesta per primo, tramite i suddetti Organi, le leggi per la protezione del paesaggio, i piani regolatori, i divieti, ecc. che per vorrebbe rispettati dai singoli privati.
Lo Stato danneggia il paesaggio con certe sue leggi, specialmente quelle relative ai piani regolatori che servono solo a maggiormente rovinare le finanze dei Comuni.
Leggi e Accademie sono diventate un vero flagello, una vera e propria congiura contro la bellezza, una congiura che talvolta mette a repentaglio la conservazione stessa di quella bellezza che i nostri padri senza lauree ed in piena libert crearono solo seguendo un solo criterio: il loro sentimento e il loro buon gusto
.

Lo smarrimento delarchitettura italiana di cui ad es. le cronache fiorentine sono la misera testimonianza ( inchieste giudiziarie su corruzioni a Novoli, Castello, ecc.) , evidenziano che senza interrogarsi e senza ristabilire un nesso logico ed indissolubile con il contesto culturale, sociale ed economico, tutto sar smarrito nellappiattimento e nella banalit dei dialoghi superficiali fondati sul nulla, smarriti nel nulla, ove tutto diventato mezzo, strumento. Mezzo mediatico, mezzo di rappresentazione che serve ad imprenditori ed amministratori per coprire ogni miseria e vuoto culturale .

Pietro Porcinai pu essere considerato nella nostra epoca di specializzazioni sempre pi ristrette, uomo rinascimentale, perch ha sviluppato il suo talento grazie al grande interesse e alle relazioni con artisti ed a interessi per la cultura e l’arte in genere come la scultura, la pittura ecc. Per questo nelle sue realizzazioni si possono cogliere alcuni aspetti legati all’arte, come il colore, l’armonia, la forma, la struttura, il volume tali da suscitare nell’uomo il piacere di vivere in tali spazi .

Infine un ultimo aspetto importante dell’opera di mio padre riguarda l’etica, come impegno per la difesa della bellezza, perch bellezza profonda moralit, come opposizione alla decadenza, alla mancanza di creativit, come lotta contro la distruzione del paesaggio, per la salvaguardia dei tesori naturali ed artistici e come richiamo della coscienza italiana.

L’Italia di oggi aggredita, minacciata, sfregiata:dalle nostre coste, alle pianure, alle aree collinari, alle nostre citt antiche. Edilizia senza troppi scrupoli e ingegneria infrastrutturale spesso soffocano i centri urbani che finiscono per perdere la loro identit.

Numerose realizzazioni di mio padre sono purtroppo scomparse perch alterate in modo irreversibile o distrutte, vittime dell’ignoranza e dell’incuria di Enti pubblici, della mancanza di gusto di nuovi proprietari e dell’incapacit e vigliaccheria degli architetti: Piazza Santa Maria Novella, il giardino Il Martello a Fiesole, i giardini pubblici della Cupa a Perugia, sono alcune delle Opere perse per sempre o deformate irrimediabilmente; con la manomissione stato offeso l’onore di mio padre e la sua reputazione e con la distruzione sono stati dissipati patrimoni di bellezza, memoria e cultura che sono, insieme ai paesaggi storici e naturali del nostro Paese, il fondamento della nostra identit morale, civile e spirituale.

PAOLA PORCINAI

www.paolaporcinai.it

( 1 ) Pietro Porcinai Proposta per al creazione di un Istituto internazionale di studi universitari per l’architettura del Giardino e del Paesaggio inedito, p.5, 1968.
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INCONTRO FRA ANTICO E NUOVO
Riflessioni di Pietro Porcinai per il Convegno Nazionale Gli architetti moderni e lincontro fra antico e nuovo".
Firenze 7-9 gennaio 1966.

Da oltre 20 anni sto (nei limiti delle mie modeste capacit e possibilit) percorrendo e studiando il mondo alla ricerca di uno Stato, di una regione, di un angolo o territorio ove una societ umana civilizzata (qualunque sia il regime politico che la governa) sia stata capace di produrre unedilizia contemporanea talmente ben inserita nel paesaggio (urbano o rurale o naturale) da costituire per gli uomini di tutto il mondo, esempio di ci che occorre fare e speranza che il processo del pensiero e delle tradizioni umane continua tuttora ed la logica ed armonica continuazione di un passato che seppe creare Firenze, Venezia, Siena, ecc.
E poich la scoperta di un tale territorio ha, per me, ancora da avvenire, s che ormai penso che non esista ancora al mondo, da alcuni mesi mi sto con molta ansia chiedendo qual la crisi che affligge la nostra societ (socialisticamente o liberalisticamente organizzata). Crisi d ordinamenti, di leggi? Di autori, di artisti o di committenti? Sarei arrivato alla conclusione che quella doggi crisi di committenti. Ed per questo che in questo periodo sto rivolgendomi agli uomini di pensiero, agli storici ai critici ed anche ai teologi; e la mia sia pure superficiale inchiesta mi sta portando alla conclusione che dalla Rivoluzione francese in poi la nostra societ sta lentamente ma inesorabilmente sostituendo in ogni campo (politico, artistico, economico) lautorit con il potere.
E poich oggi parliamo di architetti e di architettura, dobbiamo riconoscere che larchitetto (o lingegnere quando opera come architetto cio quale artefice dellarchitettura e dellurbanistica) ha perduto, rispetto al periodo pre-Rivoluzione francese quasi tutta la sua autorit s che a questa sua autorit, utile alle genti di ogni paese, stata sostituita dal potere astratto che, se democraticamente concepito ed organizzato, non ha almeno per ora ,la capacit ed il coraggio di conferire allarchitetto quella autorit e libert che egli (larchitetto) con la sua corporazione, ebbe dagli Imperatori, dai Re, dai Principi.
Se la societ contemporanea (sia pure democraticamente organizzata) non ritrover quella grandezza, non sar secondo me lontana la fine; sar la fine non soltanto di quelle magnifiche composizioni che si chiamano Firenze antica, Venezia antica, Siena antica ecc., ma delle stessi sorgenti del pensiero e dellautentica cultura di cui le antiche fabbriche sono concreta testimonianza.
La societ contemporanea nei riguardi dellarchitettura e di tutte le arti sulla falsa strada perch alla ricerca di sempre maggior potere con divieti e nuove leggi (urbanistiche ed edilizie) onde ridurre sempre lautorit degli autentici creatori di opere darte dei quali abbiamo conosciuto e conosciamo solo i gi noti (Nervi, Morandi, Albini, Scarpa, Le Corbusier, Wright, Burle Marx, ecc.) e difficilmente conosceremo i loro successori perch la nuova societ, con la scusa di deplorare il culto della personalit distrugger sul nascere ogni manifestazione di autentica personalit nel campo dellarte.
Il potere della nostra societ che non sa utilizzare lautorit di autentici artisti (sempre presenti in ogni epoca, presso ogni popolo) , perci, il massimo sperperatore di vera ricchezza e il risultato visibile di questi errori la banalit, la volgarit e la tristezza dei nuovi quartieri di ogni citt e non soltanto italiana, ma anche tedesca, scandinava, francese, russa o giapponese.
Se, per, lo scopo del potere riducendo sempre pi lautorit dellarchitetto vuole, grazie ai paesaggi distrutti ed ambienti urbani orribili, produrre uomini con sempre minore personalit e talento artistico, bisogna riconoscere che siamo sulla buona strada, maggiormente ora che larchitettura mira per le abitazioni delluomo ai contenitori, perch contenitori sono anche le celle delle api, che unicamente per la diversa forma e dimensione della cella da uno stesso uovo pu nascere unoperaia ( un essere vivente senza sesso ma capace solo di lavorare) oppure un maschio o una regina.
Se il sempre maggiore potere astratto della societ contemporanea vuole con laiuto dei contenitori ridurci simili alle api operaie, bisogna riconoscere che siamo sulla strada giusta, ma in questo caso perch preoccuparci dellincontro fra vecchio e nuovo?
Infatti i nostri figli o i nostri nipoti allevati nel clima dei contenitori, non avranno pi neanche la curiosit di visitare i nostri antichi edifici e centri divenuti ormai per loro come cose imgombranti ed inutili.(Come ad esempio il Palazzo Morosini a Piove di Sacco recentemente e velocemente distrutto a colpi di benna).
nuove leggi (urbanistiche ed edilizie) onde ridurre sempre lautorit degli autentici creatori di opere darte dei quali abbiamo conosciuto e conosciamo solo i gi noti (Nervi, Morandi, Albini, Scarpa, Le Corbusier, Wright, Burle Marx, ecc.) e difficilmente conosceremo i loro successori perch la nuova societ, con la scusa di deplorare il culto della personalit distrugger sul nascere ogni manifestazione di autentica personalit nel campo dellarte.
Il potere della nostra societ che non sa utilizzare lautorit di autentici artisti (sempre presenti in ogni epoca, presso ogni popolo) , perci, il massimo sperperatore di vera ricchezza e il risultato visibile di questi errori la banalit, la volgarit e la tristezza dei nuovi quartieri di ogni citt e non soltanto italiana, ma anche tedesca, scandinava, francese, russa o giapponese.
Se, per, lo scopo del potere riducendo sempre pi lautorit dellarchitetto vuole, grazie ai paesaggi distrutti ed ambienti urbani orribili, produrre uomini con sempre minore personalit e talento artistico, bisogna riconoscere che siamo sulla buona strada, maggiormente ora che larchitettura mira per le abitazioni delluomo ai contenitori, perch contenitori sono anche le celle delle api, che unicamente per la diversa forma e dimensione della cella da uno stesso uovo pu nascere unoperaia ( un essere vivente senza sesso ma capace solo di lavorare) oppure un maschio o una regina.
Se il sempre maggiore potere astratto della societ contemporanea vuole con laiuto dei contenitori ridurci simili alle api operaie, bisogna riconoscere che siamo sulla strada giusta, ma in questo caso perch preoccuparci dellincontro fra vecchio e nuovo?
Infatti i nostri figli o i nostri nipoti allevati nel clima dei contenitori, non avranno pi neanche la curiosit di visitare i nostri antichi edifici e centri divenuti ormai per loro come cose imgombranti ed inutili.(Come ad esempio il Palazzo Morosini a Piove di Sacco recentemente e velocemente distrutto a colpi di benna).
Escursione storica e giustificazione delle rifessioni di cui sopra.
Dellarchitettura possono darsi due definizioni ben diverse fra loro, a seconda che se ne consideri, innanzitutto letimologia del sostantivo che la nomina- secondo ladagio verba sunt signa rerum – o che invece si preferisca attenersi al corrente valore semantico di esso, considerato nel modo pi convenzionale.
Stando alletimologia del termine greco Architektonich, aggettivo riferentesi al sostantivo Tecn, ci troviamo difronte ad una parola composta dal sostantivo Arch e dal verbo tektaino. Arch indica il principio, latto primordiale ( accostabile al germanico UR) e tektaino sinifica costruisco ed affine al verbo technao che significa genero, produco. Dunque lArchitettura, o meglio lArte architettonica (Architecktonich Techne) larte della costruzione o della generazione del Principio; o pi propriamente, larte della costruzione che traduce in opera concreta, e perci anche pratica; la generazione perpetua e perenne del Principio tra gli uomini. E non si tratta, ovviamente di quel Principio meramente storico, che una volta fu, bens di quel Principio che sempre come al primo momento; quel Principio che fonte e germe di ogni creazione; che fu, e sar sempre immutabile attraverso il divenire delle cose, naturali ed umane.
Ed ecco infatti che, gi nei riti etruschi che presiedevano alla fondazione della citt, lAugure tracciava prima il Cardine in cielo da Nord a Sud; il Cardine su cui girava luniverso , Cardine del Templum coeleste, della citt divina, su cui doveva ordinarsi e costruirsi la croce terrestre del Cardine e del Decumano per la citt degli uomini, a ordinare anche la stessa terra destinata al lavoro agreste. Di qui la necessit di esaminare il senso di unaltra parola: religione , che da re-ligare, nomina latto di legamento ed unione degli uomini allunit della civitas, e, quindi, della citt terrena al cielo. Con un tale concetto di Arch (Principio), e perci di Architettura, non v ancora alcun bisogno di parlare di urbanistica sacra; rito che orienta la terra al cielo e, soltanto dopo, anche edilizia, ossia costruzione.
La parola Edile, infatti, dalla radice indo-germanica AID- o IDH-, muove dallidea di bruciare; lEdile era colui che accudiva alla distribuzione del fuoco sacro, dal Tempio alle are domestiche; e con il fuoco si distribuiva appunto lopera dellarchitetto per tutte le strade della citt. Il rito di fondazione era il ripetersi dellatto della creazione per ordinare il chaos in cosmo. Allora il nuovo in Architettura non si cercava e non si doveva cercare, ma nasceva spontaneo, lo si trovava ogni volta, per il semplice fatto che la stessa forma immutabile ed eterna veniva di volta in volta a posarsi su materia sempre nuova; e se ripetizione dellatto primordiale della creazione era il rito di fondazione, atto nuovo ed irripetibile era il nominare ledificio o la citt fondata per dar vita ad un popolo.
La seconda definizione dellArchitettura, considerando la parola nel suo senso corrente, non ha bisogno di definizione: lArchitettura cio, quella scienza pi che arte che ha come suo problema attuale per la vita degli uomini quello dei contenitori.
Se vogliamo rispettare veramente la libert altrui per il fatto stesso che amiamo profondamente la nostra e dobbiamo guardarci dallimporre, o anche solo indicare, come pi autentica luna o laltra delle due definizioni, e, quindi, delle idee, di Architettura; solo dobbiamo avere lonest di riconoscere che tra le due non vi pu essere nulla in comune, nemmeno nella concretezza dei fatti, anzi, tantomeno nella concretezza dei fatti.
Tra coloro che guardano al Principio e non cercano il nuovo, disponendosi soltanto ad accoglierlo con autentica gioia e coloro che invece solo al futuro ed alla ricerca del nuovo protendono con tutto lessere…..ma anche con tutta la forza di inerzia del loro rotolare a…valle, non pu esservi n intesa n contatto. Leonardo Benevolo (in Elsinoire) si accorge che il problema dellinvenzione urbana, come si constata nel Medioevo, ha le sue radici nellintimo carattere della societ; ma il guaio che, troppo benevolo verso il mondo in cui vive, crede subito poterne dedurre che la soluzione del problema dellinvenzione urbana nella nostra epoca sia possibile solo partendo dallistanza democratica ed egualitaria che il senso della storia pi recente.
Nella societ medioevale esiste infatti un intimo carattere, cos come esisteva un intimo carattere della societ romana o della societ greca, mentre non esiste un intimo carattere della nostra societ! La societ medioevale aveva infatti, come ogni altra societ dogni altra epoca, un contenuto religioso, vale a dire di unit in senso trascendente, metafisico e spirituale; gli uomini del Medioevo erano ben uniti dal rito cristiano, cos come dai loro rispettivi riti erano unite le societ dellantico Egitto, dellantica Grecia e di Roma; mentre la nostra societ soltanto sociale.Le antiche civilt si univano in perfetta coesione nelle loro tradizioni sacre; la loro unit era religione, e la socialit era la conseguenza esteriore. Il Medioevo infatti ricco di socialit (anche se di socialit medioevale) soltanto perch ben ancorato ai suoi valori religiosi. Ma col Rinascimento la socialit inizia a scarseggiare perch la religione prende sempre pi il suo significato letterale (re-ligare) per farsi devozione ossia tutta individuale, mera religiosit che sta alla religione come la fame sta al pane che dovrebbe saziarla. Ed dopo il Rinascimento che si incominciano ad impostare i problemi sociali in modo tutto esteriore, cos come soltanto dopo il Rinascimento si sente bisogno di una urbanistica, perch larchitettura limitandosi al singolo edificio (chiesa, palazzo o casa) e senza pi curarsi di muovere dallArch (dal Principio), proprio come la socialit non muove pi dallatto di unit autenticamente religioso.
Noi eredi del Rinascimento, anche se a quello ormai opposti per dialettica storica siamo del tutto privi, anzi ancora pi privi, di un intimo carattere sociale. La socialit moderna s tutta democratica ed egualitaria, o per lo meno tende sempre pi ad esserlo, ma tale carattere non affatto intimo, anzi la risultante , leffetto di una assoluta mancanza di contenuto intimo!
La societ moderna, che non esprime nelle sue strutture un intimo contenuto civile costretta a vivere nelle sue forme da fatti meramente esterni ed esteriori, cio imposti; da qui quindi, la difficolt di unire il vecchio, nato da autentica libert, al nuovo che frutto di costrizione.
Allepoca delle tradizioni sacre che ordinavano al gesto rituale dellAugure le strutture delle citt nascenti, si accoglievano regolarmente le innovazioni, rese di volta in volta necessarie da quel progresso che una delle pi evidenti caratteristiche dellessere umano. Solo che ogni fatto di progresso, cio di nuovo, ogni creazione ed ogni invenzione prima di affermarsi nelluso comune, prima di incidere sui costumi e quindi sulle tradizioni del popolo, doveva ordinarsi allArch (al Principio). Daltronde il progresso tecnico non una trovata dei nostri tempi, lo si registra anche prima, e in modo essenziale; quello che tipicamente moderno il non rispetto del Principio cio la rivoluzione, che avanza e si afferma come rivoluzione tecnica, e quindi contro la natura umana e delle cose, sul solco della rivoluzione civile che innanzi tutto negazione dellArch!
Si dia un sguardo ai criteri che presiedevano in ogni tempo alla fondazione e allordinamento delle citt; e dal gesto dellAugure, di quel Cardinale etrusco che traccia il cardine in cielo come in una benedizione a dar senso di croce al mondo civile, dal modello del tempio in cielo, si trova sempre un principio metafisico, trascendente e comunque ideale e degno delluomo!
Sono state criticate come arbitrarie le ipotesi del sottoscritto sullavvenire, perch altro non sarebbero se non la proiezione nel futuro delle condizioni di un presente di cui si sono esasperati i caratteri. Se anche non si accettano quelle deduzioni perch luomo, essendo libero, pu muoversi in senso imprevisto perch non ci si accorge o ci si dimentica che la vita delluomo oggi irrimediabilmente condizionata dallindustrialismo economico (pubblico e privato) che riduce gradualmente e inesorabilmente, quasi senza apparire, larea della sua libert?
Ed appunto in questo essere del tutto condizionata dalleconomia che lArchitettura contemporanea non ha pi autorit e ben difficilmente pu stare accanto allantica! Il rito dellAugure che tracciava il cardine era il gesto con cui luomo ordinava a s la terra. Era stato comandato alluomo di riprodursi e di sottomettere, di occupare e coltivare la terra con lamore e con la forza. Ma luomo oggi ha dimenticato la terra, tanto che la nostra scienza urbanistica non ha ancora il rispetto per il terreno agricolo, e anche se fertile e produttivo lo occupa e lo distrugge per costruire fabbriche di prodotti industriali, strade. Nella sola Germania federale, spariscono giornalmente, distrutti dalle industrie, circa 25 ettari di buona terra.(Il nostro Istituto di Statistica non ha ancora neppure in esame questi valori!). Ironia del caso? Forse; sta comunque che certi contenitori doggi assomigliano molto alla torre di Babele. E se alla fabbrica di Babele si confusero le lingue e i popoli non si intesero pi tra loro (perch carenti di vera Religione), gli uomini di oggi restano irrimediabilmente soli,disperatamente soli, in questi enormi edifici in cui sono costretti a vivere, in quanto schiavi di quella economia che, fanciullescamente, credono di poter controllare ed utilizzare.
Urbanisti giapponesi come Yoshinobu Ashihara e Noriaki Kurokawa si stanno preoccupando delle esigenze psicologiche di quanti dovrebbero abitare, appunto i contenitori del prossimo futuro; e pensano ad un armonico alternarsi di spazio negativo e spazio positivo , ricorrendo evidentemente, allArch dellantico Taoismo di Yn e di Yang.
Ma tali preoccupazioni sono soltanto inezie…..di questo periodo di transizione; la psiche umana molto pi elastica di quanto gli stessi ideatori del nuovo non credano, e gli uomini, educati dal futuro, finiranno per trovarsi benissimo nei contenitori; tutto sta a vedere se saranno ancora esseri umani e in che misura lo saranno. Gi ci si accorge che i moderni contenitori non soddisfano ai bisogni irrazionali della psiche umana; e si giunge persino a tentare linclusione di elementi naturali e selvaggi nel razionalissimo ordinamento dei moderni centri abitati, si tenta cio di addomesticare la foresta, ma un problema questo che tocca la psiche non lo spirito; restano infatti del tutto ignorate le esigenze super-razionali delluomo. E appunto il mito che nutre la ragione delluomo, e potr sempre continuare a nutrirla senza esaurirsi, proprio perch non , di per s, riducibile del tutto in termini razionali. E la sorgente sempre feconda del pensiero e dellispirazione dellarte pi autentica; arte che, appunto per sgorgare dal mito, non potrebbe non essere prima di tutto e sopratutto, arte sacra.
Al nostro tempo non dovrebbero esserci pi i miti; verissimo, ma non nel senso indicato da gran parte della cultura contemporanea. Nel nostro tempo non dovrebbero esserci pi miti, perch tempo di Incarnazione; e in Cristo si adempiono tutti i miti dellantichit. Anche in questo senso ha da leggersi la parola del Cristo: Io non sono venuto per abolire la Legge, bens per adempierla (Matteo V 17). Il mito era infatti il Verbo sacro dellantichit e quando il verbo si incarna, non ci sono pi miti, ma storia sacra: la storia appunto, dellIncarnazione del Verbo e della Redenzione del genere umano.Ed questo senso di trascendenza di ogni vivo fatto della sua storia che la moderna architettura non porge alluomo, n quando vuole essere razionale, n quando pretende di alternare in equilibrio dialettico zone razionalizzate e abitate con zone a verde gingillandosi nella pseudoestetica dei contrasti! La moderna architettura non pu soddisfare alle esigenze trascendentali delluomo, perch essendo del tutta priva di Arch ( di quel Principio-fine, di quellAlfa e Omega sempre perenne e sempre fecondo che il Verbo) larchitettura contemporanea costretta a voltare le spalle a ogni esigenza estetica per farsi soltanto industria dei contenitori.
E qui dobbiamo avere la forza e la franchezza di porci una domanda: se gli uomini sono veramente liberi che cosa impedisce loro di costruirsi citt secondo le esigenze della creazione libera e rituale dellArch? Chi, che cosa impedisce loro di sospendere, almeno per qualche tempo, le esigenze economico-industriali dellodierna societ e fruire finalmente e serenamente di quanto il progresso ha sinora prodotto per il materiale benessere? Perch luomo moderno che si ritiene cos libero da ogni costrizione e da ogni dogma non pu nemmeno per un attimo ignorare la dittatura della societ industriale per ritrovare veramente s stesso attraverso il lavoro manuale e larte?
Dobbiamo avere la forza e lonest di riconoscere il nostro stato, la nostra situazione, perch da tale consapevolezza possiamo trarre quellintimo carattere della societ che il Medioevo trovava nel Cristianesimo e che Benevolo, per la nostra epoca, crede di poter trovare nellistanza democratica egualitaria.
Lintima istanza non delluomo, ma del potere astratto guerra fredda e continua, volta con ogni mezzo persuasivo ( radio, TV, cinema) alla conquista del maggior numero di uomini da rendere, socialmente e politicamente, docili consumatori. E proprio in tale guerra fredda potrebbe trovarsi il mito della nostra Societ. Soltanto allArch del mito di guerra fredda, le fredde torri della neo-Babele si faranno torri efficienti e funzionali in tutta la terribile estetica della lotta senza quartiere; caserme di moltitudini disciplinatamente arruoalte ed inquadrate affinch la pseudopace dellequilibrio, delle forze economiche possa alimentarsi del loro perenne sacrificio. Strage di innocenti ad opera di un mondo che sognava potersi fare migliore.
Concludendo: come possono ordinarsi fra loro la citt nuova, la citt delle esigenze tecniche, la citt antica? Non c dubbio, separandosi il pi possibile luna dallaltra! Secondo noi, attorno al nucleo della citt antica, vuoi cinta di mura, vuoi cinta di viali che del vallo civico percorrano ancora il tracciato, dovrebbe porsi unampia cintura di verde, meglio di bosco.
Ed i nuovi edifici dovrebbero disporsi in modo da occupare quasi unicamente i terreni improduttivi, sui monti, sulle colline.
In tal modo, quindi, risolveremmo lincontro del nuovo con lantico; ma dobbiamo subito aggiungere che – anche senza voler indagare il futuro esasperando le caratteristiche del presente- questa nostra soluzione non potr essere che molto provvisoria. Sar una sistemazione destinata a durare fino a quando gli uomini del futuro, che nel mondo dei contenitori saranno nati, vissuti e, quel che pi conta, educati, non sentiranno pi alcun bisogno di contatti col centro urbano antico.
Esaurite infatti le ultime nostalgie dellhomo sapiens e christianus, luomo del tutto nuovo, luomo insipiens e mechanicus non prover pi nemmeno la curiosit per visitare i nostri centri antichi divenuti ormai, vuoti musei privi di vita. E cos, le guide di quello che sar, forse il ministero di aggiornamento culturale, indicheranno e illustreranno ai giovani amanti dellerudizione le citt di quello che era il mondo cristiano, il mondo dei miti.
Un tale atteggiamento, agli effetti della vera cultura, equivale, se forse non ancora peggiore, allatteggiamento di chi si disponesse a radere al suolo tutto quanto rimasto delle citt antiche.
Se ci mancher il coraggio di opporci agli errori in cui viviamo, dovremo limitarci a rispettare con archeologica venerazione le antiche citt, assistendo, poi, impotenti,al genocidio spirituale per opera della societ che va delineandosi, ove milioni di uomini saranno tenuti in vita, magari con ogni confort, ma del tutto bandita rester per essi la vita vera ed autentica dello spirito.
Pessimismo? Non sarebbe da cristiani, perch il cristiano sa che esiste la Croce ma anche la Resurrezione; il pessimismo sterile, mentre con queste idee si cercato di rispondere ai problemi del nostro tempo e con soluzioni concrete. Una soluzione ideale e praticamente inattuabile dopo il clima di guerra in cui siamo costretti a vivere, la restaurazione dellArch come principio trascendente dogni creazione autenticamente umana; e una soluzione del tutto contingente: la soluzione cio di fare del verde, del bosco e quindi della Yle, quale materia mater ( materia viva che si porge alla forma) lelemento adatto a dividere, ma anche ad unire tra loro, le due cos diverse creazioni, antica e moderna.
Solo ci siamo permessi di constatare i limiti che una tale soluzione potr avere sopratutto nel tempo e anche in ci siamo stati estremamente realistici. Crediamo daltronde che la consapevolezza sia la prima prerogativa delluomo; e se nellesercizio della nostra consapevolezza abbiamo offeso la suscettibilit di qualcuno, chiediamo scusa e non parliamone pi.