Recupero ambientale dello stabilimento ITALSIDER (oggi ILVA), Taranto

Nel 1972 la Società ITALSIDER si rivolge al Paesaggista per trovare una soluzione al problema delle polveri di “loppa” e cioè delle montagne di materie prime stoccate nel parco dei minerali della fabbrica che, sollevate dal vento, si riversano sulla città ed in modo particolare su uno dei quartieri (il rione Tamburi) che è distante pochi metri dai camini industriali e dai minerali.

Porcinai ricerca in un’esperienza tedesca e, ispirandosi al mondo naturale, la soluzione del problema.Propone, in base allo spazio disponibile, la realizzazione di colline alte 30-35 metri ,inclusa l’altezza degli alberi, con funzione di barriera frangivento che ha come effetto la deviazione verso l’alto del flusso d’aria proveniente dallo stabilimento, secondo un metodo usato  nei centri abitati della Ruhr, ma anche da lui personalmente verificato come efficace protezione dell’azione erosiva dei venti sabbiosi in occasione della sua consulenza per il trasferimento dei templi di Abu Simbel in Egitto." Si è pensato di riprodurre rapidamente ciò che la natura ha funzionalmente prodotto sulle coste sabbiose ed il mare, cioè le dune, ricoperte di vegetazione….che deviando il vento proveniente dal mare verso l’alto e in pari tempo rompendolo e riducendone la velocità, impediscono alla  salsedine di penetrare nell’entroterra….., sistemi naturali che l’uomo ha spesso interrotto e distrutto, portando distruzione e morte nell’entroterra".Il Paesaggista si ispira al mondo naturale, ma prova a intervenire sugli equilibri modificati; la collina, che recinge lo stabilimento lungo una nuova strada ad anello e che scherma i quartieri residenziali prospicienti, viene realizzata utilizzando le stesse loppe e scorie d’altoforno e ricoprendo tutto con terreno fertile e vegetazione. " Il maggior difetto della loppa è quello di divenire compatta e pressochè impermeabile dopo essere stata ammassata per parecchio tempo……E’ sperabile che mescolando alla loppa le scorie d’altoforno, molto permeabili, si possa ottenere una soddisfacente permeabilità di tutta la massa".
Prevede la piantagione anche di alberi di grandi dimensioni, garantendo condizioni adeguate per lo sviluppo dell’apparato radicale: " La vegetazione dovrà essere resistente, anzichè alla salsedine, alla polvere formata da elementi e particelle provenienti dai minerali e dai materiali impiegati nelle varie lavorazioni e cioè: ferro, cemento, argilla.Sarà di 2 tipi: a rapido sviluppo ma non longeva (Eucalyptus, Phitolacca, ecc.) e a lento sviluppo, ma longeva (Quercus ilex, Quercus calloprinos, Pinus halepensis, ecc.). L’area interessata dalle colline è di 50 ettari e la spesa prevista 1,5 miliardi di Lire" .Il progetto solleva obiezioni e critiche e mio padre così chiarisce, in una lettera inviata all’ITALSIDER e riferendosi ad un’articolo pubblicato il 20/2/1973, alcuni dubbi sollevati: "va notato innanzitutto (altezza della collina) che la proposta di 30-35 metri comprensivi dell’H degli alberi è stata fatta tenendo conto del terreno disponibile; infatti la realizzazione di una collina di 60 mt renderebbe necessaria una base larga 200/250 mt e questo spazio non mi sembra che sia oggi disponibile. Per quanto riguarda gli aspetti ambientali possiamo facilmente dimostrare che la modificazione del microclima dovuta alla creazione della collina piantata verrebbe a portare un miglioramento e non un peggioramento. A proposito invece del materiale costituente la collina, la “loppa”, non esistono difficoltà per le piante in quanto la superficie della loppa sarà “corretta” da uno strato di terra. Le allego fotocopie di 2 riviste (Landwirtschaft – Angewandte Wissenschaft e Landdshaft und technic) per poter mostrare come i rifiuti degli stabilimenti siderurgici similari al Vostro siano utilmente impiegati per la formazione di colline destinate al rimboschimento, al tempo libero, ecc."

Il progetto non fu realizzato così come era stato concepito dal Paesaggista ed ancora oggi si parla di barriere per isolare il rione Tamburi dai parchi dei minerali.
Il libro interessante e singolare di Tonio Attino “GENERAZIONE ILVA". *Casa Editrice Besa – (2012) contiene riferimenti a Pietro Porcinai e al progetto che avrebbe dovuto isolare la grande fabbrica siderurgica dalla città.

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