Giardino d'inverno, Hotel Papadopoli, Venezia

L’edificio, progettato dall’Ing. Favaretto Fisca, si trova nei pressi del giardino Papadopoli, difronte al canale Tolentini, a pochi passi dalla stazione ferroviaria e dal piazzale Roma. Nel 1961 una nuova ala fu aggiunta, che trasformò la pianta da L in U: nello spazio intermedio Porcinai progettò un giardino d’inverno.
Nonostante le sue dimensioni non rilevanti, il progetto è stato inserito per testimoniare la capacità del Paesaggista di agire in situazioni molto diverse fra loro, per esempio trasformando uno spazio scarsamente illuminato frapposto fra le alte mura di un edificio in un spazio piacevole dall’atmosfera tranquilla e rilassante con la volontà di evocare e “glorificare”, ancora una volta, la natura.

Il Paesaggista amplia visivamente i locali interni dell’Hotel Papadopoli (già Hotel Sofitel e Park Hotel) con una vetrata ad ante fisse e mobili che si apre sul giardino Papadopoli, uno degli ultimi polmoni verdi del centro storico di Venezia, eliminando così i confini fra interno ed esterno e permettendo la visione degli alberi, arbusti e fiori che avvolgono e decorano l’edificio. La copertura in vetro,ferro e legno è rivestita da piante che ombreggiano l’ambiente dando la sensazione di stare all’aperto. Il fogliame delle piante tropicali contrasta con le linee sobrie della struttura ed i piccoli dettagli (pavimento in travertino, rivestimento delle pareti in sughero, fioriere in legno- ma che originariamente avrebbero dovuto essere rivestite in ciottoli di marmo-, arredi in legno).
Il disegno del giardino d’inverno, l’atmosfera rilassante e la fusione dell’elemento vegetale con elementi inorganici (legno,sughero, pietra) ricorda il giardino giapponese, uno spazio spirituale disegnato da una sofisticata estetica che evoca e celebra la natura : è ciò che è veramente necessario al paesaggio urbano odierno.
L’intervento anche se modesto, è reale, concreto e non una delle innumerevoli esibizioni sconfortanti dell’architettura contemporanea, ludica, divertente, autocelebrativa, ma incapace spesso di fornire risposte valide al problema dell’abitare.
Le piante interne (oltre 30 varietà diverse fra cui Ficus repens, Ficus benjamina, Ficus pandurata, Ficus bengalensis, Rhoicissus, Citrus mitis, Sparmannia africana, Stephanotis, Clerodendron, Philodendron pertusum/laciniatum/scandens, Begonia riga, Anthurium andreanum, ecc.) vegetano rigogliose, illuminate da particolari lampade che emettono radiazioni simili alla luce solare.

(Foto: © Paola Porcinai)

Back