"Atelier Max Mara" e "Caffè arti e mestieri", Reggio Emilia

Si tratta degli ultimi lavori di Porcinai; malgrado i rapporti di amicizia con i committenti (Famiglia Maramotti) e il proficuo rapporto di collaborazione con l’arch. Maria Cristina Costa che si occupa del progetto architettonico del fabbricato, per vari motivi fra cui la malattia, il paesaggista non riesce ad attuare completamente le opere progettate.

Per Atelier Max Mara, Porcinai opera su un progetto architettonico ormai definito; il cortile serve da sfondo alla vetrina posta di fronte all’entrata del negozio; egli propone di coprirlo per integrarlo meglio con il negozio, ma non riesce a convincere l’arch. Costa; Porcinai studia così un arredo verde semplice e funzionale allo scopo, riuscendo, malgrado l’area sia ridotta , a creare illusioni prospettiche molto interessanti, moltiplicando lo spazio in tutte le direzioni, entrando e poi uscendo dal costruito. I vari elementi diventano sipari che si aprono in sequenza rivelando scene diverse; in primo piano i vestiti, diventano così sculture colorate in mezzo agli arbusti e rampicanti sempreverdi (Ligustrum coriaceum, Cotoneaster,Ilex, Hedera algeriensis, ecc.); subito dopo, un breve percorso conduce ad una bifora, che fa intravedere un altro ambiente del negozio. Porcinai tuttavia non abbandona la sua idea del cortile coperto all’interno dell’Atelier, che applica ad un terzo cortile, che diventa un giardino interno, adornato da piante sempreverdi.

Nel progetto del Caffè arti e mestieri , l’operato di Porcinai è apprezzabile solo per il cortile e non per l’interno del locale ove avrebbe voluto creare uno spazio in rapporto di continuità con il giardino .
Un cerchio a mosaico di ciottoli, definito dal paesaggista “una stella caduta dal cielo”, caratterizza questo piccolo giardino ampliandone lo spazio, collegando quattro alberi (Paulownia) vecchi, contorti e ammalati che altri avrebbero fossero abbattuti e che egli valorizza facendoli diventare elementi decorativi del piccolo giardino; sui fusti fa crescere rampicanti, trasformandoli così in quattro “monumenti verdi”.
Nell’angolo a sud-ovest, Porcinai racchiude, in una struttura in ferro, una scala con ascensore, che “alleggerita”, diventa elemento decorativo del cortile, come se fosse una “voliera”.
Lo spazio è adornato da masse di acidofile (azalee, rododendri, camelie, eriche ecc.) e da alte pareti verdi di rampicanti (Hedera algeriensis, Parthenocissus tricuspidata, ecc.).Porcinai progetta anche la sistemazione delle terrazze dell’edificio, l’impianto di illuminazione e di irrigazione della piccola “oasi verde” cittadina.
Oggi una struttura circolare in ferro insieme ad alcuni arredi, alterano in parte l’originaria essenzialità del disegno del cortile.

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