Pietro Porcinai - paesaggista e architetto di giardini
(Firenze 1910-1986)

E’ stato il più grande Paesaggista italiano del ‘900.
Ha progettato e realizzato sistemazioni paesaggistiche nelle scale più diverse: dal giardino al parco urbano, dall’area industriale al villaggio turistico, dall’autostrada all’area agricola. Tra i suoi oltre 1100 progetti realizzati in Italia ed in vari paesi del mondo, vi sono anche straordinari giardini-paesaggio e cioè giardini nei quali l’uomo sembra non aver fatto nulla.

Nasce a Settignano sulle colline fiorentine, nel 1910, in un’abitazione annessa alla Villa Gamberaia ove mio nonno Martino lavora in quegli anni come capo-giardiniere per la proprietaria del celebre giardino, la Principessa Catherine Jeanne Ghyka, che negli anni 1898-1900 trasforma il parterre settecentesco dinanzi alla villa in un “water garden”, pubblicato su testi e riviste dell’epoca specializzati nel settore come immagine rappresentativa del giardino formale.
Oltre all’ambiente familiare particolarmente stimolante ove mio padre apprende i primi rudimenti dell’arte dei giardini, ad inizio secolo vi era a Firenze un contesto culturale vivace, anche per la presenza di una rilevante colonia anglofona ed internazionale di artisti ed intellettuali. In tale momento si assisteva infatti al rinnovamento dell’idea del giardino formale all’italiana (caduto in disgrazia agli inizi dell’Ottocento con la moda del parco romantico Inglese) e veniva riaffermata la validità del giardino rinascimentale e barocco (grazie anche alla pubblicazione della Storia del giardino italiano di Luigi Dami-Milano 1924 , e alla Mostra del giardino italiano, allestita nel 1931 a Palazzo Vecchio a Firenze ).
Un ruolo fondamentale nella formazione di Porcinai è dovuto pertanto alla conoscenza della tradizione del giardino storico. E quello di Villa Gamberaia è stato una fonte costante di ispirazione formale: il tema dell’esedra che compare con insistenza nei suoi primi lavori sembra dipendere dal parterre della villa dove mio nonno Martino lavorava. Così ad esempio nei progetti per i giardini della stazione , e il riordinamento del Prato della Fortezza ad Arezzo (1930-37) mio padre proponeva la trasformazione di un giardino tardo vittoriano, in chiave moderna, ma con una intonazione monumentale e classica piuttosto marcata.

Dopo aver conseguito il diploma di perito agrario lavora in Belgio e in Germania (1928-29).
Tornato a Firenze, dopo un’esperienza di lavoro presso l’Istituto di Agraria di Firenze (1932), lavora con il vivaista pistoiese Martino Bianchi.In quegli stessi anni frequenta il liceo artistico di Firenze, diplomandosi nel 1935, per iscriversinel 1941 al Regio istituto superiore di architettura di Firenze che abbandonò definitivamente nel 1945 senza laurearsi, in polemica con l’istituzione che, secondo il suo parere non era in grado di svolgere il ruolo sociale di formare alla conoscenza della bellezza ed educare alla creatività e all’arte, il cui modello primario è la Natura.

Ritornato all’estero, conosce i più importanti architetti europei del giardino (Fritz Enchke, Karl Förster, Gustav Lüttge, Russel Page, Geoffrey Jellicoe, René Pechère, Gerda Gollwitzer) ne apprezza le opere ed ha la possibilità di confrontarsi con il loro metodo di lavoro, le loro tecniche colturali, le loro soluzioni formali.

Nel 1937 inizia la sua collaborazione, seppure saltuaria, per la rivista di architettura “Domus” diretta da Giò Ponti. Nel 1938, a soli 28 anni, e già noto professionista, fonda a Firenze con Nello Baroni e Maurizio Tempestini, uno studio che diventa presto un vivace punto di riferimento della vita culturale fiorentina, entrando in contatto con le famiglie importanti dell’imprenditoria che diventeranno suoi committenti fino al concludersi della sua attività. Nel 1947, insieme a Tempestini e Baroni, fonda OP “ Organizzazioni Professionisti per la sintesi nel lavoro” nuovo studio associato, collegato con altri professionisti in varie zone d’Italia.Negli anni quaranta Porcinai fonda alcune società correlate fra di loro per poter disporre dei servizi e dei prodotti che meglio potevano soddisfare le esigenze di un progettista che desiderava operare liberamente. Nel maggio del 1940 fonda con Ugo Bagni e Bruno Marchesi la Società il Giardino con sede in piazza del Carmine a Firenze, specializzata per la realizzazione e la manutenzione di parchi e giardini. Questa diventa concessionaria per l’Italia di un sistema di depurazione e sterilizzazione dell’acqua delle piscine, il Petunia-Sole, che escludeva l’uso del cloro e acquisisce il brevetto della Fito che darà in seguito il proprio nome ad una altra società a responsabilità limitata per la produzione e commercializzazione di fertilizzanti per l’ortoflorofrutticoltura.Nel 1941, con Guseppe Zecchi e Ugo Mechetti fonda la società Arno per la fabbicazione di ceramiche artistiche.

Nel 1948, al Jesus College di Cambridge, è fra i soci fondatori dell’IFLA (International Federation Landscape Architecture) insieme ad un gruppo internazionale di paesaggisti: scopo dell’associazione è diffondere la cultura paesaggistica nei vari paesi e dare maggiori riconoscimenti alla professione per migliorare la qualità della vita della società.

Dopo il 1948, consolidata la clientela privata, insieme ad incarichi pubblici di rilievo, ha opportunità di fare grandi esperienze internazionali: il progetto per l’Hansaviertel Park di Berlino (1956); la consulenza per Abu Simbel (1963); il progetto per la sistemazione esterna del Centro Pompidou (1973); il progetto dei parchi delle città dell’Arabia Saudita (1975-76); il concorso per Abidjan (1979) ed il concorso per il parco de La Villette (1982). In queste esperienze Porcinai si dimostra nel pieno della sua maturità e libero di affermare le soluzioni in cui crede. Collabora con Ludovico Belgioioso ed Ernesto Nathan Rogers, Vittoriano Viganò, Marco Zanuso e Pietro Consagra, Riccardo Morandi, Oscar Niemeyer, Renzo Piano e Richard Rogers, Carlo Scarpa, Franco Albini e Franca Helg, ed altri ideando parchi e giardini che hanno acquistato il valore di un modello nel nostro tempo.

Difensore del patrimonio naturale e del paesaggio si è battuto a lungo per l’insegnamento del verde, del paesaggio e del giardino in Italia ove era costretto a registrare il massimo disinteresse nelle scuole di ogni ordine e grado e persino nelle Università.
Nel 1950 stimola la fondazione della sezione italiana dell’IFLA con pochi altri pionieri che danno vita all’AIAP (Associazione Italiana Architetti del Giardino e del Paesaggio) di cui mio padre è stato per molti anni Segretario e, a partire dal 1979, Presidente onorario. Negli anni ’60 decide di organizzare un Centro educativo a Villa Rondinelli, che ha acquistato da poco a San Domenico di Fiesole che ristruttura e restaura quale sede del suo studio: il Centro educativo e di incontro internazionale sarebbe stato un modo per scambiarsi idee, esperienze ed opinioni come accadeva, un tempo nei vicini giardini rinascimentali; purtroppo gli mancano gli aiuti necessari e la sua amarezza, negli anni successivi, viene in parte alleviata dalle notizie che la sua battaglia non è stata combattuta invano e che a Genova e in altre Università italiane, le generazioni più giovani potranno impegnarsi in corsi di perfezionamento in architettura del paesaggio.

Impegnato a favore della professione, partecipa attivamente a vari consessi internazionali; nel 1971, a Fontaibleau, prende parte al Primo colloquio internazionale sulla conservazione ed il restauro dei giardini storici indetto dall’ICOMOS (International Council of Monuments and Sites) ove è promotore di una Commissione comune ICOMOS-IFLA tuttora operante, che, nel dicembre 1982 a Firenze, redige la Carta italiana dei giardini storici, che è una sorta di decalogo per tutti gli interventi sul verde storico.

Ha ottenuto vari riconoscimenti ufficiali come il Premio IN-Arch 1960 e l’ Award of Merit della School of Environmental Design dell’Università della Georgia e l’8 giugno 1979 l’Anello di Friedrich Ludwigh von Schkel conferitogli dall’Accademia Bavarese delle Belle Arti, primo italiano e primo non tedesco ad aver ricevuto tale premio.
Per la sua vasta competenza professionale, è entrato di diritto nel gotha degli architetti europei del giardino: nel 1985, unico italiano vivente, poteva vantare un’ampia scheda biografica nel volume Oxford Companion to Gardens di Sir Geoffrey e Susan Jellicoe.

Insieme ai numerosi progetti, Porcinai ha lasciato vari saggi che sono preziosi per comprendere la sua cultura, il suo metodo di lavoro e le sue scelte progettuali.
Il suo saggio più famoso, scritto in collaborazione del filologo e Terziario francescano, Attilio Mordini è " Giardini d’occidente e d’oriente"_, F.lli Fabbri Ed., Milano -1966). Oltre ai suoi articoli pubblicati per la rubrica sul verde ed il giardino nella rivista “_Domus” a partire dagli anni trenta, i suoi saggi sono stati pubblicati su varie riviste italiane e straniere:
Flora (Milano)
Il giardino fiorito (Siena)
Il geometra (Firenze)
La rivista dell’ ortofloricoltura italiana (Firenze)
Garten und Landschaft (Munchen);
I suoi interventi più importanti come difensore del verde, del paesaggio e del giardino sono i seguenti:
Paesaggio stradale (1937),
Giardini privati (1937),
Giardino e Paesaggio (1942- Accademia dei Georgofili);
Ancora sul verde nell’urbanistica (1952), Atti del Congresso nazionale di urbanistica;
Il colore nei giardini e nel paesaggio (1957), Atti del congresso dell’Istituto nazionale del colore;
Giardini privati oggi (1964); Conferenza presso l’Istituto agrario di Firenze;
Urbanità e Urbanistica (1965); in l’ Architecture d’Aujourd’hui;
Aree verdi e giardini oggi in Italia (1976); “Mondo Verde” – Euroflora Genova.

PIetro Porcinai è stato anche designer di arredi ed altri articoli da giardino: ha disegnato ad esempio le sedute e divani in pietra realizzate dal Laboratorio Morseletto di Vicenza, arredi in ferro, vasi ed altro.
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" E’ già stato affermato da tempo che alla morte di Dio,segue la morte dell’arte.L’inesauribile creatività del’uomo si è rivolta, nel nostro tempo all’economia e all’industria.

Senza la contemplazione e la poesia del giardino e se regna esclusivamente il dogma dell’economia, la natura verrà distrutta più o meno dalla mano dell’uomo.
Questa distruzione riguarda tutta la natura, inclusa la natura umana”.

(da “Tappe sulla strada che porta al giardino” testo letto da Porcinai in occasione del conferimento del Premio Friedrich Ludwich Von Schkel -8/6/1979)